L’Osteria il Cappello (ma non sapremo mai perchè) – Trento

L’Osteria al Cappello non si vede dalla strada principale. Si nasconde all’angolo di piazzetta Lunelli all’ombra della Parrocchia di SS Pietro e Paolo, in centro a Trento. La si individua in due casi soltanto: o la si cerca, o si nota l’apposita ‘lavagna segnaletica’ all’angolo della chiesa.

Ai vetri contornati di bianco della porta di ingresso ci riceve il proprietario – il signor Ambrosi – la porta è ancora chiusa a chiave, ‘Scusate, ci siamo dimenticati di aprire’, ci dice con un parco sorriso.
L’accoglienza non prevede grandi fronzoli e complimenti, i nostri cappotti vengono appesi all’ingresso su una rella appendiabiti completamente vuota.
Veniamo diretti al nostro tavolo velocemente, su per una scala di legno e ferro, fino ad un soppalco di legno dove albergano quattro tavoli quadrati con sedie di ferro scuro.

Una volta seduta mi guardo attorno. Il soppalco ricorda una piccola sala lettura di una baita in montagna. Legno chiaro e luci calde. Molti libri sulle mensole. Qualche soprammobile antico qua e là. Accogliente e intimo. Mi trovo a pensare che sarebbe bello spenderci del tempo, in una stanza così.
Guardo poi di sotto. L’immagine cambia radicalmente. Le luci che entrano dalle grandi finestre sono brillanti e tendono al bianco; il pavimento è una scacchiera di piastrelle di marmo bianco e terra bruciata; i tavoli bianchi ed i mobili di legno risultano particolarmente luminosi. Non c’è più traccia del calore del soppalco. Forse a causa del contrasto, trovo che l’ambiente al piano terra (su cui si affaccia la cucina), sia quasi asettico. Elegante di certo, ma svuotato di una sua presunta originaria personalità.
Unico elemento di giunzione tra i piani sono i grandi manifesti appesi alle pareti. Il tema è ovviamente il Cappello. Sono belli e richiamano alla mente i poster pubblicitari degli anni ’50.
Nel momento in cui noto la musica jazz di sottofondo, mi ripropongo di chiedere al proprietario il significato del tema dell’Osteria.

Scegliamo di attenerci al gusto tradizionale e, dal menu di circa 20 portate, ignoriamo i piatti a base di pesce (anche se, sbriciando gli sguardi soddisfatti degli altri commensali, intuiamo che le seppioline devono essere state buone).

Ci smangiucchiamo il cestino del pane (buona la puccia tirolese morbida) irrorandolo con due calici di Lagrein Dunkel del 2010 (Muri, Gries). Il vino è fresco ma molto profumato; il sentore di chiodi di garofano fa pensare ad un vin brulè.

Iniziamo con una Tartare di filetto di manzo su crostini di pane.
Il piatto è presentato su disegno classico: tartare ‘figlia di stampino’ di forma perfettamente tonda, quattro crostini a mo’ di petali bagnati da un filo d’olio d’oliva.
Iniziamo a mangiarla ignorando i decori verde e arancione brillante a bordo piatto. La tartare si spalma come una crema, la vinagrette che condisce la carne la rende saporita ma non ne copre il sapore di base.
Con poca curiosità, ma per dovere di completezza, assaggiamo con la forchetta la salsetta verde di decorazione. Illuminazione. E’ una salsa di prezzemolo. Quella arancione è invece tabasco. Il ‘banale’ decoro si rivela essere parte integrante del piatto. Insaporire la tartare con i ritrovati condimenti la rende completa e davvero deliziosa.
La porzione è abbondante e, come antipasto, potrebbe bastare per due persone (fatta eccezione per i crostini, che sono e rimangono quattro di numero).

Complice l’ora di pranzo e la previsione di un pomeriggio gastronomicamente intenso ci fa propendere per completare il pranzo con due primi soltanto.

Risulta impossibile non ordinare i Piccoli canederli di formaggi tentini su crema di verza con speck croccante. Ancora prima del piatto stesso, arriva il profumo definito e pungente dei formaggi trentini, buonissimo.
Assaggio le componenti del piatto separatamente prima di sentirne il sapore combinato. La consistenza dei canederli è resa più morbida dai formaggi filanti all’interno, che prevalgono anche sul gusto. La crema di verza, beh…sa di verza frullata. Le striscioline di speck sono piuttosto salate.
L’unione delle tre componenti da origine ad un sapore più armonico: il salato dello speck ravviva il gusto della crema di verza, la quale aiuta nell’ammorbidire la pasta asciutta dei canederli.
Voto finale: dal 6 al 7 – più che altro a causa del fatto che con un nome così, questo piatto crea delle aspettative piuttosto esigenti, ed in fondo in fondo le delude un po’.

Le pappardelle fatte in casa con ragout di capriolo sono cotte a puntino. La pasta è di un giallo vivo, condita bene da un ragout con spiccate note di ginepro e salvia. Si mangiano volentieri con abbonanti forchettate. Chiari sapori di montagna (ed ecco che ritrovo lo spirito caldo ed accogliente del soppalco).

Per avere il caffè aspettiamo buoni 20 minuti – dopo i quali decretiamo che la velocità del servizio non è ciò che ha reso famosa l’Osteria.

Arriva il momento in cui decidiamo di dirigerci all’uscita. Ci auto-recuperiamo i cappotti dalla rella ora strapiena. Aspettiamo al banco di legno qualcuno che ci faccia due conti.
Arriva il prorietario, con lo stesso parco sorriso di due ore prima. Ci chiede senza accenno di ilarità, ‘Cosè che volete?’ e spero sinceramente che il modo di scherzare del luogo sia semplicemente diverso dal mio.
Nei 30 secondi in cui telematicamente la moneta passa da cassa Cookagna a cassa Il Cappello, mi ricordo di chiedere il significato del tema dell’Osteria.
Beh, forse sarà stata domenica (e di domenica siamo tutti più stanchi) o forse sarà stato il mio accento poco trentino (a chi non è concesso di avere simpatie?), ma la risposta ‘La locanda precedente si chiamava così. Punto.’ mi lascia a bocca asciutta peggio di un piatto da portata vuoto.

Un’ultima foto alle gradevoli decorazioni dell’Osteria (su quelle niente da dire) e ce ne andiamo, senza tanto voltarci indietro.
Mangiato in modo gradevole con una spesa decorosa, ma forse ripensando al servizio la prossima volta non presteremo tanta attenzione alla ‘lavagna segnaletica’ e semplicemente passeremo oltre.

Prezzi: primi/antipasti €10-11, secondi €15-22. Paghiamo €47 in due, con due calici di vino e l’acqua.

Osteria il Cappello
Piazzetta Bruno Lunelli 5
Trento
+39 0461 235850

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